Start&Stock: Trump boccia la proposta di Teheran, petrolio +5%

Start&Stock: Trump boccia la proposta di Teheran, petrolio +5%

La settimana dei mercati finanziari si apre nel segno della geopolitica e dell’energia. Donald Trump ha respinto con toni durissimi la risposta iraniana alla proposta americana per una tregua in Medio Oriente, riportando immediatamente al centro dell’attenzione globale il rischio di un prolungamento del conflitto e le possibili ripercussioni sul sistema energetico mondiale. Il future sul Brent è salito fino a 105,38 dollari al barile, mentre il Wti ha guadagnato quasi il 5%, riportandosi sopra i 105 dollari. A sostenere le quotazioni è soprattutto il timore che la crisi nello Stretto di Hormuz possa continuare a limitare i flussi di greggio verso i mercati internazionali.

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Un inizio settimana difficile

Trump rigettala proposta di Teheran, scrivendo su Truth: «Non mi piace: TOTALMENTE INACCETTABILE!». L’Iran aveva risposto all’offerta americana chiedendo la fine delle ostilità, la revoca del blocco navale e delle sanzioni sul petrolio iraniano, oltre a garanzie contro ulteriori attacchi. Secondo ricostruzioni del Wall Street Journal, ci sarebbe la totale indisponibilità sullo smantellamento delle proprie strutture legate all’atomo. C’è solo qualche apertura sulla diluizione di parte del suo uranio altamente arricchito e sul trasferimento della parte residua in un Paese terzo, a patto che, con la garanzia di Washington, il materiale fissile sia restituito se i negoziati dovessero fallire o gli Stati Uniti dovessero ritirarsi dall'accordo in una fase successiva.

Il nodo resta proprio il programma nucleare. Per l’Iran rappresenta la principale leva strategica e la garanzia contro eventuali future offensive israeliane o americane. Israele continua infatti a mantenere una linea durissima. «La guerra non è finita, perché c’è ancora materiale nucleare che deve essere portato fuori dall’Iran», ha dichiarato il premier Benjamin Netanyahu, ribadendo che i siti di arricchimento dovranno essere smantellati.

Intanto la tensione nello Stretto di Hormuz continua a crescere. Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno segnalato nuovi avvistamenti di droni, mentre il Qatar ha riferito che un drone ha colpito una nave mercantile al largo delle sue coste. Secondo i dati di Kepler, diverse petroliere stanno attraversando l’area con i sistemi di localizzazione spenti per ridurre il rischio di attacchi.

Trump dovrebbe discutere del dossier iraniano anche con Xi Jinping durante la visita prevista a Pechino il 13 maggio. «C’è la speranza che la Cina utilizzi la propria influenza sull’Iran per favorire un cessate il fuoco e la riapertura stabile di Hormuz», osserva Tony Sycamore di IG. Gli analisti di Ing ritengono che il Brent possa restare sopra i 90 dollari per tutto il 2026, incorporando un persistente premio geopolitico.

Putin vede vicina la fine della guerra in Ucraina

Sul fronte europeo, Vladimir Putin ha dichiarato che la guerra in Ucraina starebbe “volgendo al termine”, aprendo alla possibilità di nuovi accordi di sicurezza per il continente. Le parole del presidente russo sono arrivate durante le celebrazioni del Giorno della Vittoria a Mosca, la più sobria degli ultimi anni.

«Penso che la questione stia volgendo al termine», ha affermato Putin, aggiungendo che sarebbe disposto a discutere nuovi assetti di sicurezza europei e indicando nell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder il proprio interlocutore privilegiato con l’Europa. Il Cremlino ha inoltre precisato che un incontro con Volodymyr Zelensky sarà possibile soltanto dopo il raggiungimento di un accordo di pace.

I mercati hanno accolto le dichiarazioni con prudenza. Se da un lato il raffreddamento del conflitto potrebbe alleggerire il premio al rischio europeo, dall’altro gli operatori restano cauti sulla reale possibilità di una soluzione diplomatica nel breve termine.

L’Asia ignora la geopolitica: rally dei semiconduttori e record a Seul

Nonostante il ritorno delle tensioni in Medio Oriente, le borse asiatiche hanno mostrato una notevole resilienza, sostenute soprattutto dal rally globale dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori. Il Kospi di Seul è balzato del 4,7%, aggiornando i massimi storici e portando il rialzo da inizio anno a oltre l’80%.

JPMorgan ha alzato per la seconda volta in meno di un mese il target sull’indice sudcoreano, portandolo a 9.000 punti nello scenario base e a 10.000 nello scenario rialzista. Gli strategist vedono nel miglioramento del ciclo dei chip, nelle riforme della governance e nella crescita industriale i principali driver del mercato.

«Gli utili continuano a essere il principale motore delle borse asiatiche», spiega Anna Wu di Van Eck Associates. «Gli investitori stanno iniziando a guardare oltre la volatilità geopolitica, concentrandosi sulla forza strutturale della rivoluzione dell’intelligenza artificiale».

Più debole invece Tokyo. Il Nikkei ha chiuso in lieve calo, frenato soprattutto dal tonfo di Nintendo, precipitata di circa il 10% dopo avere presentato previsioni deludenti sulle vendite della nuova console Switch 2. Il gruppo ha segnalato un forte aumento dei costi dei chip di memoria e della logistica, elementi che stanno comprimendo i margini di profitto.

Secondo Amir Anvarzadeh di Asymmetric Advisors, «il rallentamento delle vendite software sta diventando un problema strutturale». Anche Sony continua a risentire dell’aumento dei costi industriali e della debolezza della spesa discrezionale globale.

Alphabet punta sullo yen, Reliance cambia strategia su Jio

La volatilità globale sta influenzando anche le strategie finanziarie delle grandi multinazionali. Alphabet, la holding di Google, ha annunciato il lancio della sua prima emissione obbligazionaria in yen, con l’obiettivo di raccogliere liquidità sul mercato giapponese per finanziare gli investimenti nell’intelligenza artificiale sfruttando il differenziale dei tassi.

In India, Reliance Industries starebbe invece valutando un radicale cambio di strategia sulla quotazione di Jio Platforms. Secondo indiscrezioni, il gruppo guidato da Mukesh Ambani preferirebbe procedere con una massiccia emissione di nuove azioni piuttosto che con una semplice vendita di quote esistenti, così da raccogliere capitali freschi per sostenere la crescita infrastrutturale.

La Cina accelera sull’inflazione: energia e AI spingono i prezzi

Dalla Cina arrivano segnali di riaccelerazione inflattiva. I prezzi alla produzione sono cresciuti del 2,8% annuo ad aprile, ben oltre le attese del mercato, mentre i prezzi al consumo sono saliti dell’1,2%.

Secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica, il rialzo è stato trainato soprattutto dall’aumento dei costi energetici, con i prezzi interni dell’energia cresciuti del 5,7%. Dong Lijuan, senior economist dell’NBS, ha spiegato che il petrolio ha contribuito direttamente all’aumento dell’inflazione.

Ma non c’è solo l’energia. La domanda legata all’intelligenza artificiale e alla potenza di calcolo sta alimentando un forte aumento dei prezzi in comparti come quello delle fibre ottiche, saliti di oltre il 20%.

Secondo Zhang Zhiwei di Pinpoint Asset Management emergono inoltre primi segnali di stabilizzazione del mercato immobiliare nelle grandi città cinesi. «Questo dimostra che la ripresa dell’inflazione non dipende esclusivamente dal petrolio», osserva l’economista.

Stati Uniti: petrolio e inflazione complicano il lavoro della Fed

Il balzo del greggio sta modificando anche le aspettative sui tassi americani. Il mercato teme che un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari possa impedire alla Federal Reserve di avviare rapidamente un ciclo aggressivo di tagli.

Il Treasury decennale è tornato verso il 4,4%, mentre il dollaro si rafforza sui principali cross valutari. Anche l’oro ha invertito la rotta: il metallo prezioso, che aveva beneficiato delle speranze di tregua la scorsa settimana, ha perso circa l’1%.

Gli operatori guardano ora ai prossimi dati sull’inflazione americana per capire se lo shock energetico inizierà rapidamente a trasferirsi sui prezzi al consumo. Il rischio è che la Fed sia costretta a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.

Ora il mercato non prezza più un calo dei tassi ma un rialzo come mostrato nell’immagine sottostante:

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Aramco supera le attese grazie all’oleodotto che aggira Hormuz

In questo scenario Saudi Aramco ha pubblicato risultati trimestrali superiori alle attese. L’utile netto adjusted del primo trimestre è salito del 26% a 33,6 miliardi di dollari, contro attese ferme a 31,2 miliardi.

A sostenere i conti è stato soprattutto il pieno utilizzo dell’East-West Pipeline, l’oleodotto che consente al gruppo saudita di aggirare lo Stretto di Hormuz. «Si è dimostrato un’infrastruttura critica per mitigare lo shock energetico globale», ha dichiarato il ceo Amin Nasser.

Secondo Aramco, il blocco iraniano di Hormuz avrebbe già causato la perdita di quasi un miliardo di barili di petrolio. Olivier Le Peuch, amministratore delegato di SLB, ha sottolineato come la crisi abbia evidenziato “la fragilità strutturale del sistema energetico globale”.

Europa prudente tra petrolio e tassi

In Europa prevale un atteggiamento più cauto. Il rialzo del petrolio e il ritorno delle pressioni inflazionistiche rischiano infatti di complicare il percorso della Bce verso un eventuale allentamento monetario.

Gli investitori guardano anche alla sterlina, sotto pressione in attesa dell’intervento del premier britannico Keir Starmer. I mercati obbligazionari europei restano sensibili all’andamento dei Treasury americani e alle prospettive di inflazione energetica.

Piazza Affari: focus su banche, Delfin, Snam e Tenaris

A Piazza Affari il focus resta soprattutto sul comparto finanziario. Intesa Sanpaolo ha confermato la guidance 2026 dopo risultati trimestrali record per utile netto e commissioni. L’amministratore delegato Carlo Messina ha escluso qualsiasi operazione su Generali, spiegando che i vincoli antitrust impediscono alla banca di valutare operazioni di M&A sulla compagnia assicurativa.

Il cfo Luca Bocca ha indicato un aumento “significativo” del margine di interesse rispetto al 2025, mentre la banca continua a beneficiare del contesto di tassi elevati.

Resta alta l’attenzione anche sul risiko finanziario attorno a Delfin, Generali e Monte dei Paschi. La holding della famiglia Del Vecchio difenderà la validità delle delibere approvate il 27 aprile, contestate da Rocco Basilico. Secondo indiscrezioni, Leonardo Maria Del Vecchio sarebbe vicino a consolidare ulteriormente la propria posizione nella holding.

Tra gli industriali, Snam ha esteso le proprie linee di credito fino a 5,1 miliardi di euro nell’ambito del piano di investimenti da 13,7 miliardi, mentre Tenaris ha annunciato l’acquisizione della rumena Artrom Steel Tubes per 86 milioni di euro.

Diasorin, infine, ha chiuso il trimestre con ricavi in calo del 3% a cambi costanti, confermando però la guidance per l’intero esercizio 2026.

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