STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dello 0,7%. Positivi invece i futures sull’S&P 500 (+0,3%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,5%).
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran tornano a scuotere i mercati globali e alimentano nuovi dubbi sulla tenuta del cessate il fuoco, dopo una nuova escalation militare registrata nelle ultime ore nello Stretto di Hormuz. Le forze americane hanno colpito obiettivi in Iran in risposta agli attacchi contro tre cacciatorpediniere della Marina statunitense, riaccendendo immediatamente la volatilità sull’energia e sugli asset rischiosi. Il presidente Donald Trump ha alzato il tono dello scontro, avvertendo che Washington colpirà Teheran “molto più duramente e violentemente” se l’accordo non verrà firmato rapidamente.
Il mercato petrolifero ha reagito con un nuovo rialzo, in un contesto ancora dominato dall’incertezza geopolitica, anche se gli investitori continuano a escludere, almeno per ora, lo scenario peggiore. Lo stesso Trump, parlando ad ABC News, ha sostenuto che “il cessate il fuoco è ancora in vigore”, definendo gli attacchi americani un semplice “love tap”.
Il deterioramento del quadro geopolitico ha pesato sul sentiment globale e spinto gli investitori a ridurre l’esposizione agli asset più rischiosi. L’S&P 500 ha perso il -0,4%, allontanandosi dai massimi storici toccati mercoledì. A limitare le perdite è stato ancora una volta il comparto tecnologico, con le Magnificent 7 in rialzo dello +0,7% e su nuovi record. Anche l’Europa ha archiviato una giornata negativa. Lo Stoxx 600 ha perso il -1,1%, registrando il ribasso più marcato da oltre un mese. In rosso anche il Dax a -1%, il Cac 40 a -1,2% e il Ftse 100 a -1,5%.
Gli interventi di diversi esponenti della Fed hanno rafforzato le aspettative di una banca centrale ancora aggressiva. La presidente della Fed di Boston Susan Collins ha dichiarato di condividere la posizione dei membri contrari all’inserimento di un orientamento accomodante nel comunicato ufficiale. La governatrice della Fed di Cleveland Loretta Hammack ha spiegato che i tassi potrebbero restare invariati “per parecchio tempo”, mentre il presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari ha sottolineato che una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz potrebbe perfino richiedere ulteriori rialzi dei tassi. Le aspettative del mercato si sono così spostate verso uno scenario più hawkish. Gli investitori attribuiscono ora una probabilità del 38% a un rialzo dei tassi entro marzo 2027, rispetto al 21% della seduta precedente.
L’attenzione resta alta anche nel Regno Unito, dove iniziano ad arrivare i primi risultati delle elezioni amministrative locali. I dati preliminari mostrano pesanti perdite per il Partito Laburista guidato da Keir Starmer, mentre il partito Reform UK di Nigel Farage registra forti avanzamenti. I mercati monitorano con attenzione la stabilità politica britannica, temendo che un eventuale cambio di leadership possa portare a un allentamento delle regole fiscali e a un aumento dell’emissione di debito pubblico, scenario che in passato ha coinciso con forti vendite sui gilt.
Sul fronte dazi sono emerse due novità rilevanti. La US Court of International Trade ha giudicato illegittima la tariffa globale del 10% introdotta dall’amministrazione americana attraverso il Trade Act del 1974, anche se la sospensione dell’applicazione riguarda al momento soltanto le aziende ricorrenti e lo Stato di Washington. Parallelamente, Trump ha fissato al 4 luglio la scadenza entro cui l’Unione Europea dovrà rispettare “la propria parte dell’accordo”, minacciando in caso contrario nuovi aumenti tariffari.
Gli investitori guardano ora ai principali appuntamenti macro della giornata. Negli Stati Uniti sono attesi i dati ufficiali sul mercato del lavoro di aprile, considerati cruciali per le prossime decisioni della Fed. Gli economisti stimano la creazione di circa 50 mila nuovi posti di lavoro, dopo il forte incremento di 178 mila registrato nel mese precedente, con un tasso di disoccupazione previsto stabile al 4,3%.
ASIA
Le preoccupazioni sul conflitto hanno avuto un impatto immediato sui listini asiatici. Il Nikkei cede il -0,7%, il Kospi perde il -0,7%, l’Hang Seng arretra del -1,2%, il CSI 300 lascia sul terreno il -0,9% e lo Shanghai Composite segna un calo del -0,4%.
In Giappone, l’aumento dei costi energetici legati al conflitto iraniano sta iniziando a rallentare l’attività economica. L’indice Pmi servizi elaborato da S&P Global per il mese di aprile è sceso a 51,0 dai 53,4 di marzo, toccando il livello più basso da maggio dello scorso anno. Il dato conferma un rallentamento dell’espansione del settore terziario giapponese e riflette l’impatto crescente del rincaro dei prezzi sull’economia asiatica.
La frenata del comparto servizi evidenzia come le tensioni geopolitiche stiano progressivamente trasmettendosi all’economia reale attraverso il canale energetico. L’aumento dei costi legati a petrolio e trasporti continua infatti a comprimere la domanda e a pesare sull’attività delle imprese, alimentando nuove preoccupazioni tra gli investitori globali.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,75%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 74 punti base, livelli che restano vicini ai minimi delle ultime settimane mentre gli investitori continuano a monitorare l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e le implicazioni per la politica monetaria della Bce. L’attenzione resta concentrata anche sulle prossime mosse del Tesoro italiano che, a mercati chiusi, diffonderà i dettagli dell’asta a medio-lungo termine in calendario il 13 maggio.
Nella serata di ieri il Tesoro ha inoltre comunicato che nell’asta Bot prevista per martedì 12 maggio verranno offerti complessivamente 10 miliardi di euro suddivisi tra due emissioni, una a dodici mesi e una seconda sempre a dodici mesi ma con vita residua di due mesi.
A riportare pressione sui bond dell’Eurozona sono state soprattutto le dichiarazioni della componente del board esecutivo della Bce Isabel Schnabel, che ha rafforzato l’orientamento restrittivo espresso negli ultimi giorni da altri membri del Consiglio direttivo, tra cui Piero Cipollone. Schnabel ha spiegato di vedere rischi crescenti di un’accelerazione dell’inflazione a causa della guerra in Iran, lasciando così aperta la strada a possibili rialzi dei tassi da parte della Bce. Il mercato continua a prezzare circa l’80% di probabilità per un rialzo Bce a giugno, livello sostanzialmente invariato rispetto al giorno precedente.
PETROLIO
Il petrolio torna a salire dopo il riaccendersi degli scontri tra forze statunitensi e iraniane, uno sviluppo che riporta in primo piano i dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo capace di mettere fine alla guerra in corso da dieci settimane. Il Brent arriva a guadagnare fino al +2,9%, spingendosi verso quota 103 dollari al barile prima di ridurre parte dei rialzi, mentre il West Texas Intermediate si mantiene in area 95 dollari.
Secondo quanto comunicato dal Central Command americano, le forze statunitensi hanno colpito obiettivi militari iraniani dopo che Teheran aveva aperto il fuoco contro tre cacciatorpediniere della Marina Usa in transito nello Stretto di Hormuz. Il comando militare ha precisato di non voler perseguire un’escalation del conflitto, ribadendo allo stesso tempo la piena disponibilità a proteggere il personale e gli asset americani presenti nell’area.
Donald Trump ha dichiarato attraverso un messaggio pubblicato sui social che le tre navi da guerra hanno completato con successo l’attraversamento dello stretto senza riportare danni. Il presidente americano ha lanciato anche un duro avvertimento a Teheran, sostenendo che gli Stati Uniti reagiranno in modo “molto più duro e violento” se l’Iran non firmerà rapidamente l’accordo proposto da Washington.
L’attenzione del mercato energetico continua a concentrarsi quasi esclusivamente sullo Stretto di Hormuz, di fatto paralizzato dall’inizio del conflitto alla fine di febbraio. La chiusura del corridoio marittimo ha provocato uno shock senza precedenti sull’offerta globale di greggio, con flussi energetici drasticamente ridotti e numerosi pozzi fermati in tutta la regione. L’area resta soggetta a un doppio blocco: da una parte Teheran ostacola il traffico navale, dall’altra gli Stati Uniti impediscono alle navi di raggiungere o lasciare i porti iraniani.
Secondo Charu Chanana, chief investment strategist di Saxo Markets, il mercato petrolifero si trova sospeso tra due scenari opposti: da un lato la prospettiva diplomatica, dall’altro il rischio di una nuova escalation militare. L’analista sottolinea che gli operatori continuano a concedere credito ai negoziati di pace, ma non abbastanza da eliminare completamente il premio di rischio incorporato nelle quotazioni del greggio.
I nuovi scontri aumentano ulteriormente la pressione in Medio Oriente in una fase in cui Washington cerca di uscire da una guerra che sta diventando sempre più onerosa anche per i consumatori americani, colpiti dal forte aumento dei prezzi di benzina e diesel. L’amministrazione Trump attende ancora una risposta ufficiale dell’Iran alla proposta americana per la riapertura della rotta commerciale, mentre da Teheran non sono ancora arrivati segnali chiari sull’eventuale accettazione delle condizioni avanzate dagli Stati Uniti.
Trump ha dichiarato ai giornalisti nella tarda serata di ieri che il cessate il fuoco con l’Iran resta formalmente in vigore nonostante gli ultimi episodi di tensione. Il presidente ha aggiunto di non ritenere necessario introdurre limitazioni alle esportazioni americane di greggio o carburante per aerei, sostenendo che gli Stati Uniti dispongono di enormi quantità di petrolio.
Anche gli Emirati Arabi Uniti restano direttamente coinvolti nelle tensioni regionali. Le autorità di Abu Dhabi hanno riferito che i sistemi di difesa aerea sono intervenuti per intercettare missili e droni, secondo quanto comunicato attraverso un messaggio pubblicato su X. Gli Emirati, che si trovano di fronte alle coste iraniane lungo lo stretto, sono stati più volte bersaglio di attacchi nel corso della guerra, incluso quello avvenuto all’inizio della settimana nella città portuale di Fujairah.
Sul quadro energetico globale pesa anche l’allarme lanciato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. Il direttore Fatih Birol ha dichiarato che il conflitto sta sottraendo al mercato circa 14 milioni di barili al giorno, aggiungendo che il ritorno a una piena capacità produttiva richiederà tempo anche nel caso di una conclusione delle ostilità. Birol ha ricordato che l’IEA resta pronta a intervenire ulteriormente dopo la decisione presa dai Paesi membri a marzo di liberare 400 milioni di barili dalle riserve strategiche.
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, ha spiegato che l’esito del confronto tra Stati Uniti e Iran può essere definito in termini quasi assoluti: il nodo centrale riguarda il controllo dello Stretto di Hormuz, elemento decisivo per gli equilibri energetici globali.
Nonostante il recupero della seduta odierna, il Brent resta comunque in calo di circa il 7% nell’arco della settimana. Secondo Haris Khurshid, chief investment officer di Karobaar Capital, la reazione relativamente contenuta delle quotazioni indica che il mercato considera ancora gestibile la situazione attuale. L’analista evidenzia che nelle prime fasi del conflitto ogni escalation provocava movimenti molto più violenti sui prezzi del greggio.
ORO
L’oro torna a salire sostenuto dal riemergere degli acquisti, alimentati soprattutto dalla forte domanda della banca centrale cinese, mentre le nuove tensioni in Medio Oriente mettono sotto pressione la fragile tregua tra Stati Uniti e Iran. Il metallo prezioso si mantiene vicino a quota 4.720 dollari l’oncia, dopo aver chiuso la seduta precedente con una lieve flessione.
A riaccendere l’incertezza geopolitica sono stati i nuovi attacchi americani contro obiettivi militari iraniani, avvenuti dopo che Teheran aveva aperto il fuoco contro tre cacciatorpediniere statunitensi impegnati nel transito nello Stretto di Hormuz. Gli scontri aumentano la tensione in una fase in cui Washington tenta di uscire da una guerra entrata ormai nel terzo mese, mentre resta in attesa della risposta iraniana alla proposta americana per la riapertura della rotta marittima strategica per il commercio energetico globale.
Il mercato continua a monitorare con attenzione anche i segnali provenienti dalle banche centrali, considerate uno dei principali motori del rally pluriennale dell’oro. I dati diffusi ieri mostrano che la People’s Bank of China ha acquistato 8 tonnellate di oro nel mese di aprile, registrando il volume mensile più elevato dal 2024. La banca centrale cinese si conferma così tra i maggiori compratori istituzionali del metallo prezioso a livello globale.
Secondo Ahmad Assiri, analista di Pepperstone Group, la prosecuzione degli acquisti da parte della PBoC rappresenta un elemento di supporto importante soprattutto per gli investitori asiatici. L’esperto ritiene che il mercato stia iniziando a posizionarsi in anticipo in vista di un possibile nuovo rialzo delle quotazioni una volta superata la fase più critica del conflitto in Medio Oriente.
Nonostante il recupero odierno, l’oro resta in calo di circa il -11% dall’inizio della guerra. La quasi paralisi dello Stretto di Hormuz e il conseguente shock sui prezzi energetici hanno infatti rafforzato i timori di un’inflazione persistente, alimentando l’idea che i tassi di interesse possano restare elevati più a lungo del previsto. Uno scenario che tende a penalizzare il lingotto, trattandosi di un asset privo di rendimento e quotato in dollari.
L’attenzione degli operatori si sposta ora sui dati americani relativi ai payrolls non agricoli, attesi nel pomeriggio, considerati cruciali per comprendere la traiettoria futura della politica monetaria della Fed. Diversi esponenti della banca centrale statunitense hanno già ridimensionato l’ipotesi di un ritorno imminente ai tagli dei tassi, evidenziando come il conflitto in Medio Oriente continui a offuscare le prospettive economiche e ad aumentare l’incertezza sul quadro macro globale.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
La produzione industriale della Germania registra una contrazione mensile del -0,7%, peggiorando il consensus fermo a -0,5% e confermando le difficoltà del comparto manifatturiero europeo in un contesto ancora appesantito dal rincaro dei costi energetici e dall’incertezza geopolitica.
Più solide invece le indicazioni provenienti dal commercio estero. Le esportazioni tedesche crescono dello +0,5% su base mensile, superando nettamente le attese che indicavano un calo del -1,7%. Accelerano anche le importazioni, che segnano un incremento del +5,1%, ben oltre il +0,8% previsto dagli analisti. Il forte recupero degli acquisti dall’estero si riflette però sul saldo commerciale, con l’avanzo che si riduce a 14,3 miliardi di euro, al di sotto dei 18,4 miliardi attesi dal mercato.
L’attenzione degli operatori si concentra anche sui dati di Banca d’Italia relativi al sistema Target2, in pubblicazione nel corso della mattinata. Nell’ultima rilevazione disponibile, relativa a marzo, le passività italiane verso l’Eurosistema erano scese a 356,662 miliardi di euro, il livello più basso dallo scorso gennaio.
In Grecia sono attesi i numeri preliminari di aprile sui prezzi al consumo, mentre il Portogallo pubblicherà il saldo della bilancia commerciale di marzo. In Spagna verrà diffuso il dato relativo alla produzione industriale dello stesso mese, osservato per valutare la tenuta del ciclo economico iberico in un contesto di rallentamento generalizzato dell’attività manifatturiera europea.
Negli Stati Uniti l’appuntamento principale della giornata resta il report sul mercato del lavoro americano, destinato a fare da catalizzatore alla seduta globale. Gli investitori attendono i dati sugli occupati non agricoli di aprile, che potrebbero mostrare un netto rallentamento rispetto alla forte crescita registrata a marzo. Il consensus indica infatti un incremento di appena 62 mila posti di lavoro, dopo i 178 mila del mese precedente, dato che aveva ampiamente superato le aspettative. Insieme ai payrolls saranno diffusi anche il tasso di disoccupazione, previsto stabile al 4,3%, i dati sui salari medi orari e le ore lavorate settimanali, indicatori considerati cruciali per valutare le pressioni inflazionistiche e le prossime mosse della Fed.
Nel pomeriggio arriverà anche la lettura preliminare dell’indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’Università del Michigan per il mese di maggio. Le attese indicano un valore pari a 49,5, livello che continuerebbe a riflettere un clima di forte cautela tra le famiglie americane.
Attesi inoltre numerosi interventi di esponenti delle banche centrali, tra cui la presidente Bce Christine Lagarde, il vicepresidente Bce Luis de Guindos, il governatore della Bundesbank Joachim Nagel, oltre ai membri della Fed Lisa Cook, Christopher Waller, Michelle Bowman, Mary Daly e Austan Goolsbee. In programma anche gli interventi del governatore della Bank of England Andrew Bailey e della vicegovernatrice Sarah Breeden.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
ENEL. Il gruppo energetico ha archiviato il primo trimestre con un risultato netto ordinario di competenza pari a 1,94 miliardi di euro, in aumento del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. A sostenere i conti è stato il miglioramento della gestione operativa ordinaria a livello di Ebitda, insieme al contributo positivo delle attività nelle rinnovabili in Grecia, Sudafrica e Australia. L’Ebitda ordinario ha raggiunto i 6 miliardi di euro, segnando una crescita del 3,6%. La società ha inoltre confermato gli obiettivi finanziari per l’intero esercizio. Durante la conference call con gli analisti, il direttore finanziario Stefano De Angelis ha spiegato che eventuali operazioni di acquisizione o fusione non dovrebbero produrre effetti rilevanti sui risultati previsti per il 2026.
PIRELLI. La società ha chiuso il primo trimestre con un utile netto pari a 156,8 milioni di euro, in crescita del 23,3% rispetto all’anno precedente, beneficiando soprattutto della riduzione degli oneri finanziari. Il gruppo ha anche migliorato le stime sui ricavi attesi per il 2026, ora indicati in una fascia compresa tra 6,75 e 6,95 miliardi di euro, grazie a prospettive considerate più favorevoli sul mix di prodotto e sui prezzi.
UNICREDIT. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che la Germania non sostiene operazioni considerate ostili o aggressive nel comparto bancario. Le parole del leader tedesco sono arrivate nel corso di un evento a Berlino e fanno riferimento all’offerta pubblica di acquisto lanciata da UniCredit nei confronti di Commerzbank.
LEONARDO. L’azionista di minoranza statunitense Guy Wyser-Pratt ha chiesto l’apertura di un’indagine sulle modalità di voto dell’assemblea che ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione, compresi Lorenzo Mariani e Francesco Macrì indicati dal governo rispettivamente per i ruoli di amministratore delegato e presidente. In una nota, Wyser-Pratt ha criticato duramente la gestione dell’assemblea, sostenendo che agli azionisti non sarebbe stata concessa la possibilità di intervenire, fare domande o confrontarsi con management e consiglio. Secondo l’investitore americano, l’incontro si sarebbe trasformato in una procedura formale finalizzata esclusivamente a ratificare decisioni già definite.
TIM, POSTE ITALIANE. Nel corso della conference call successiva ai risultati trimestrali di Tim, l’amministratore delegato Pietro Labriola ha dichiarato che al momento sarebbe prematuro e scorretto esprimersi sulla necessità di un eventuale rialzo dell’offerta presentata da Poste Italiane.
ENI. Il gruppo petrolifero ha annunciato che nei prossimi giorni prenderà il via la prima tranche del nuovo programma di riacquisto di azioni proprie.
STELLANTIS. Il gruppo automobilistico ha comunicato un piano di rafforzamento della partnership strategica con Leapmotor. Parallelamente, le principali associazioni del settore auto hanno invitato l’amministrazione Trump a prorogare l’accordo commerciale USMCA con Messico e Canada, ritenuto fondamentale per preservare la competitività della filiera automobilistica nordamericana in una fase caratterizzata da forte concorrenza internazionale e trasformazioni tecnologiche accelerate.
SAFILO. La società ha chiuso il trimestre con vendite nette pari a 272,9 milioni di euro, in aumento dello 0,4% a cambi costanti. Il margine industriale lordo è salito al 62%, migliorando di 150 punti base rispetto al 60,5% precedente. Il free cash flow ha raggiunto 17,5 milioni di euro prima dell’acquisto di una quota aggiuntiva in Inspecs Group per circa 5 milioni di euro.
BANCA PROFILO. L’istituto ha archiviato i primi tre mesi del 2026 con un utile netto consolidato di 0,4 milioni di euro, in calo dell’82,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La contrazione riflette una riduzione dei ricavi netti pari al 33,5%.
PRYSMIAN. Deutsche Bank ha migliorato il giudizio sul titolo portandolo a Buy dal precedente Hold. Contestualmente, la banca d’affari ha alzato il target price a 167 euro dai precedenti 100 euro.
DIASORIN. In agenda il consiglio di amministrazione dedicato ai risultati del primo trimestre, seguito da una conference call prevista alle 17.
INTESA SANPAOLO. Previsto il consiglio di amministrazione per l’approvazione dei risultati del primo trimestre.
A livello internazionale sono da monitorare:
CLOUDFLARE. Il gruppo tecnologico ha annunciato un piano di riduzione dell’organico che coinvolgerà oltre 1.100 dipendenti a livello globale, nell’ambito dell’accelerazione della strategia operativa focalizzata sull’intelligenza artificiale agentica.
ARM HOLDINGS. Il titolo ha registrato un forte calo dopo che il rallentamento del mercato degli smartphone ha inciso negativamente sui ricavi da royalty del produttore di chip, oscurando la crescita legata ai data center dedicati all’intelligenza artificiale.
PELOTON INTERACTIVE. La società ha migliorato le previsioni per l’intero esercizio, segnalando che il percorso di rilancio sostenuto da nuove offerte commerciali e dal rinnovo delle attrezzature sta producendo risultati incoraggianti.
SONY GROUP. Le azioni del gruppo giapponese sono salite dopo l’annuncio di un piano di buyback fino a 500 miliardi di yen, pari a circa 3,2 miliardi di dollari. La società ha inoltre presentato una guidance sugli utili considerata sostanzialmente in linea con le aspettative del mercato.

di Francesco Sicuro













































