STATI UNITI, EUROPA E ASIA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,8%. Meno tonici i futures sull’S&P 500 (+0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,5%). La seduta si svolge in un contesto di attività ridotta a causa delle festività che coinvolgono Germania, Francia e Belgio, con diversi mercati dell’Eurozona chiusi o operativi in modo limitato. Intanto le borse in Asia si muovono in modo misto, il Nikkei perde lo 0,6%, Shanghai lo 0,8%, mentre l’Hang Seng sale dello 0,3%.
Il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping entra nel vivo in un clima segnato da tensioni geopolitiche, fragili equilibri commerciali e crescenti pressioni inflazionistiche globali. Il presidente cinese ha dichiarato che i negoziati economici tra Pechino e Washington stanno registrando progressi, pur lanciando un avvertimento molto netto sul dossier Taiwan, tema che secondo Xi rischia di spingere le relazioni tra le due superpotenze su una “strada pericolosa”. Le parole del leader cinese, diffuse dall’agenzia ufficiale Xinhua, accompagnano quello che Trump ha definito come forse il “più grande vertice di sempre”, organizzato nella monumentale Grande Sala del Popolo di Pechino.
La visita rappresenta la prima missione di un presidente americano in Cina da quasi dieci anni e vede Trump accompagnato da una delegazione di primissimo piano composta da manager e imprenditori simbolo della nuova economia americana. Tra i nomi presenti figurano il ceo di Nvidia Jensen Huang ed Elon Musk, a conferma della centralità delle tecnologie strategiche e dell’intelligenza artificiale nei nuovi equilibri economici globali. L’obiettivo principale della missione resta quello di consolidare la fragile tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina e ottenere risultati concreti sul piano economico, anche se finora sono trapelati pochissimi dettagli sui contenuti effettivi dei colloqui.
A fare da sfondo all’incontro resta la situazione estremamente delicata in Medio Oriente. La tregua in Iran continua a mostrare forti elementi di fragilità mentre emergono segnali di una progressiva ridefinizione degli equilibri regionali. Secondo diverse fonti, Teheran avrebbe rafforzato il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz grazie ad accordi siglati con Iraq e Pakistan per la gestione delle esportazioni di petrolio e gas. Un elemento che rischia di aumentare ulteriormente il peso strategico dell’Iran all’interno del sistema energetico globale.
Trump punta anche a ottenere un sostegno cinese per favorire una soluzione del conflitto, ma numerosi analisti ritengono improbabile che Xi Jinping scelga di esercitare una pressione significativa su Teheran o di ridurre il sostegno al sistema militare iraniano. Per Pechino, l’Iran continua infatti a rappresentare un alleato strategico fondamentale nel contenimento dell’influenza americana nella regione.
Anche il Regno Unito resta osservato speciale dai mercati finanziari internazionali. La crisi politica che coinvolge il premier laburista Keir Starmer continua ad aggravarsi e aumenta la pressione interna al governo. Secondo il Times, il ministro della Salute Wes Streeting starebbe valutando le dimissioni per lanciare una sfida formale alla leadership del primo ministro. Una prospettiva che alimenta nuova incertezza politica in una fase già particolarmente delicata per i mercati britannici.
I dati diffusi nelle prime ore della giornata mostrano che il Pil britannico è cresciuto dello 0,6% nel primo trimestre, un dato in linea con le attese degli economisti ma che non basta ad attenuare le preoccupazioni legate alla stabilità politica del governo Starmer.
Negli Stati Uniti si consolida intanto il cambio di leadership alla Fed. Il Senato americano ha approvato la nomina di Kevin Warsh, affidando al finanziere e avvocato cinquantaquattrenne la guida della banca centrale statunitense. Il nuovo presidente della Fed si troverà però immediatamente ad affrontare un contesto estremamente complicato, caratterizzato da un’inflazione in forte accelerazione e da crescenti pressioni politiche provenienti dalla Casa Bianca.
Dopo il dato sui prezzi al consumo di aprile superiore alle attese, anche il Ppi americano diffuso ieri ha sorpreso i mercati con il rialzo più forte degli ultimi quattro anni. Numeri che rischiano di rendere molto più difficile per Warsh procedere con quei tagli dei tassi d’interesse richiesti con insistenza da Donald Trump. Lo scenario continua così a spingere verso l’alto i rendimenti obbligazionari e ad alimentare aspettative di una politica monetaria americana più restrittiva ancora a lungo.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,83%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 74 punti base, in un contesto che continua a essere dominato dalle tensioni geopolitiche e dal rialzo dei prezzi energetici. La persistente fase di stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran continua infatti ad alimentare pressione sui mercati del reddito fisso europei, mentre gli investitori rivedono le aspettative sui tassi d’interesse e sull’inflazione.
Il mancato avanzamento delle trattative sul dossier iraniano mantiene elevata l’incertezza attorno allo Stretto di Hormuz, ancora fortemente condizionato dalle restrizioni ai flussi energetici e dalle tensioni militari nella regione. Una situazione che continua a sostenere il prezzo del petrolio e ad alimentare il timore di uno shock inflazionistico più persistente sia negli Stati Uniti sia nell’Eurozona.
Il nuovo balzo delle quotazioni energetiche si sta riflettendo direttamente sul comparto obbligazionario europeo, con i rendimenti dei governativi tornati a salire in modo marcato negli ultimi giorni. L’ultimo sondaggio Reuters diffuso ieri mostra che una larga maggioranza degli analisti si aspetta ormai un rialzo dei tassi Bce di 25 punti base nella riunione di giugno, seguito da almeno un ulteriore incremento entro la fine dell’anno.
PETROLIO
Il petrolio si mantiene stabile dopo l’incontro tra il presidente americano Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, un vertice che ha trasmesso ai mercati un tono decisamente più costruttivo e orientato alla collaborazione tra le due maggiori economie mondiali. Il Brent si muove intorno ai 106 dollari al barile dopo il calo del -2% registrato nella seduta precedente, mentre il West Texas Intermediate resta vicino ai 102 dollari. Prima del faccia a faccia andato in scena giovedì a Pechino e durato oltre due ore, Trump aveva dichiarato che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sarebbero diventati “migliori che mai”, contribuendo a rasserenare parzialmente il sentiment degli operatori.
L’incontro tra i due leader si svolge comunque in un contesto dominato dalla guerra tra Stati Uniti e Iran, un conflitto che continua a non mostrare segnali concreti di soluzione e che sta provocando pesanti effetti sul mercato energetico globale. Secondo l’International Energy Agency, la crisi ha spinto le scorte mondiali di petrolio a diminuire con una velocità record e il mercato resterà “gravemente sottofornito” almeno fino a ottobre anche nel caso in cui la guerra dovesse terminare il mese prossimo. Una prospettiva che continua a sostenere le quotazioni del greggio nonostante le oscillazioni degli ultimi giorni.
Alla vigilia del summit con Xi Jinping, Washington aveva aumentato la pressione su Pechino minacciando istituti bancari e introducendo nuove sanzioni contro entità coinvolte nella vendita di petrolio iraniano alla Cina, che resta il principale acquirente del greggio di Teheran. Trump aveva chiarito già nei giorni scorsi alla Casa Bianca che i colloqui commerciali con la Cina sarebbero stati considerati prioritari rispetto alle discussioni sul conflitto mediorientale, segnale che l’amministrazione americana continua a considerare strategico il dossier economico tra le due superpotenze.
Le tensioni nello Stretto di Hormuz continuano intanto a colpire duramente i flussi energetici mondiali. Secondo i dati della Energy Information Administration, i transiti di greggio e carburanti attraverso il passaggio marittimo strategico sono diminuiti di quasi 6 milioni di barili al giorno nel primo trimestre dopo l’inizio delle ostilità a fine febbraio. Durante la guerra solo una quantità molto limitata di petroliere è riuscita a lasciare il Golfo Persico, aggravando ulteriormente le difficoltà di approvvigionamento per numerosi Paesi importatori.
Rebecca Babin, senior energy trader di CIBC Private Wealth Group, sottolinea che il mercato continua a concentrarsi soprattutto sulla prospettiva di una soluzione diplomatica e sul momento in cui i flussi energetici potranno riprendere pienamente. Secondo l’analista, fino a quando gli investitori continueranno a ritenere più probabile un negoziato rispetto a un’escalation militare totale, l’attenzione resterà focalizzata sul possibile ripristino dell’offerta, anche se le tempistiche continuano ad allungarsi.
Il cessate il fuoco formalmente in vigore dall’inizio di aprile non è bastato a riportare stabilità nell’area. Nonostante una serie di episodi di tensione e nuovi scontri, Stati Uniti e Iran continuano a registrare progressi molto limitati verso un’intesa capace di chiudere il conflitto. L’assenza di un accordo mantiene di fatto paralizzato lo Stretto di Hormuz e continua a bloccare forniture energetiche considerate cruciali per il mercato globale.
Anche le esportazioni iraniane restano fortemente penalizzate dal blocco navale imposto dagli Stati Uniti ai porti del Paese. Le immagini satellitari raccolte da Bloomberg mostrano che i terminal petroliferi dell’isola di Kharg, principale hub di esportazione iraniano, risultavano ancora vuoti martedì scorso. Per la quarta rilevazione consecutiva effettuata dai satelliti non è stata individuata alcuna petroliera nell’area, confermando il forte rallentamento delle attività di esportazione di Teheran.
A complicare ulteriormente il quadro arriva anche la prossima scadenza della deroga concessa dagli Stati Uniti che aveva consentito l’acquisto di petrolio russo già in navigazione. L’esenzione terminerà nel fine settimana e rischia di mettere sotto pressione soprattutto le raffinerie indiane, tra i principali acquirenti di greggio russo. L’India ha aumentato in modo significativo le importazioni nelle ultime settimane, cercando di assicurarsi volumi elevati prima della fine della deroga americana.
ORO E ARGENTO
L’oro resta sotto pressione dopo il ritorno delle tensioni inflazionistiche negli Stati Uniti, un fattore che continua a rafforzare le aspettative di una Fed orientata a mantenere i tassi elevati più a lungo. Il lingotto si muove intorno ai 4.700 dollari l’oncia dopo il calo del -0,6% registrato ieri, innescato dai nuovi dati macroeconomici americani che hanno evidenziato un’accelerazione dell’inflazione all’ingrosso ai livelli più elevati dal 2022. Il rialzo dei prezzi ha spinto verso l’alto anche i rendimenti obbligazionari statunitensi, con il Treasury decennale avvicinatosi ai massimi da luglio. Uno scenario che continua a penalizzare il metallo prezioso, trattandosi di un asset che non offre rendimento.
A influenzare il sentiment degli investitori è stato soprattutto il dato sui prezzi alla produzione americani, che ad aprile hanno mostrato un’accelerazione superiore alle attese, confermando come il conflitto in Medio Oriente e il rialzo dei costi energetici stiano continuando a trasmettersi all’economia reale americana. Le pressioni inflazionistiche stanno infatti rafforzando l’idea che la Fed possa mantenere una linea monetaria restrittiva ancora a lungo.
Sul mercato pesa anche il cambio ai vertici della banca centrale statunitense. Il Senato americano ha confermato con un margine ristretto Kevin Warsh alla guida della Fed, alimentando interrogativi crescenti sulla futura indipendenza dell’istituto centrale rispetto alla pressione politica. Proprio i dubbi sulla capacità della Fed di mantenere autonomia nelle decisioni sui tassi erano stati uno dei principali motori del rally dell’oro culminato nei record storici di gennaio.
A esercitare ulteriore pressione sul comparto dei metalli preziosi sono stati anche i numeri diffusi martedì sull’inflazione al consumo americana. L’indice CPI è salito del 3,8% su base annua, registrando il livello più elevato dal 2023. I rincari energetici continuano a rappresentare il principale fattore di tensione: secondo i dati dell’American Automobile Association, i prezzi della benzina negli Stati Uniti risultano aumentati di circa il 50% dall’inizio della guerra. Anche il report del Bureau of Labor Statistics ha evidenziato forti rialzi in numerose categorie di spesa, inclusi trasporti aerei, abitazioni, abbigliamento e alimentari.
Il mercato dell’oro continua così a muoversi in una fascia relativamente ristretta dopo il forte calo registrato nelle prime settimane del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Gli investitori oscillano tra due scenari contrapposti: da una parte il rischio che l’inflazione resti elevata e costringa le banche centrali a mantenere tassi alti, dall’altra i timori di un rallentamento economico che potrebbe invece riaprire in futuro la strada a un allentamento monetario qualora la guerra dovesse protrarsi ancora a lungo.
Scenario differente per l’argento, che continua a mostrare una forza molto più marcata. Il metallo prezioso registra un rialzo del +19% nel mese di maggio, sostenuto soprattutto da fattori tecnici e speculativi. Secondo Nicky Shiels, responsabile ricerca e strategia metalli di MKS PAMP, gran parte del movimento deriva da un breakout tecnico che ha attirato nuovi flussi sul comparto.
L’analista sottolinea inoltre che il recente rally del rame e le crescenti preoccupazioni sull’offerta stanno contribuendo a sostenere anche il balzo dell’argento, che viene prodotto in larga parte come sottoprodotto dell’estrazione del rame. Anche zinco e rame continuano a mostrare segnali tecnici molto forti, con il posizionamento degli investitori che continua ad aumentare in modo quasi automatico anche in assenza di nuovi catalizzatori rialzisti.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
In mattinata arrivano dalla Spagna i numeri finali di aprile sull’inflazione. Il mercato si aspetta un incremento mensile del CPI dello 0,4% e un dato annuo al 3,2%. Per l’indice armonizzato europeo, l’HICP, le stime convergono su un rialzo mensile dello 0,7% e su una crescita tendenziale del 3,5%.
Il focus principale si sposterà poi nel pomeriggio sugli Stati Uniti. Tra gli indicatori più osservati figurano i prezzi all’importazione e all’esportazione di aprile, attesi rispettivamente in aumento del +1,0% e del +1,1% su base mensile.
Sempre alle 14:30 italiane saranno diffusi anche i dati sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, attese a 205 mila unità, oltre alle statistiche sulle vendite al dettaglio di aprile, considerate uno dei principali termometri della tenuta dei consumi americani. Il consensus prevede una crescita dello 0,5% per il dato generale e dello 0,6% per la componente core al netto delle auto. Attesi anche i dati annuali sulle vendite retail e quelli relativi alle scorte delle imprese di marzo, viste in aumento dello 0,8%.
Resta alta anche l’attenzione sulle indicazioni provenienti dalla Bce. La presidente Christine Lagarde parteciperà alle 11:15 alla cerimonia di assegnazione del premio Karlspreis ad Aachen, mentre nel primo pomeriggio il consigliere Bce Pedro Machado interverrà a Lisbona durante un convegno dedicato alla cartolarizzazione.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
SNAM. Il gruppo accelera sul riassetto delle attività green e punta a chiudere entro la fine dell’anno la cessione di Bioenerys, operazione inserita nella strategia di razionalizzazione del portafoglio nel comparto delle bioenergie.
MFE-MEDIAFOREUROPE. La società archivia il primo trimestre con risultati operativi nettamente superiori alle attese del mercato grazie a una forte disciplina sui costi. L’Ebit si è attestato a 13,6 milioni di euro contro un consensus negativo pari a -14 milioni fornito dalla stessa azienda. Il management prevede un miglioramento marcato dell’andamento nei prossimi trimestri, con un’accelerazione attesa soprattutto nella parte finale dell’anno e nel quarto trimestre.
GEOX. Il gruppo delle calzature ha registrato nei primi tre mesi dell’anno ricavi pari a 165,3 milioni di euro, in calo del 12,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. La società segnala che la debolezza della domanda ha penalizzato le vendite in tutti i principali canali distributivi. Per l’intero 2026 il management prevede una contrazione del fatturato compresa tra la fascia media e quella alta della singola cifra percentuale.
A2A. La utility diffonde i risultati relativi al primo trimestre dell’esercizio.
UNIPOL. Il gruppo assicurativo presenta i conti del primo trimestre.
SALVATORE FERRAGAMO. La maison rende noti i risultati del primo trimestre. Prevista anche la conference call con gli analisti alle ore 18.
ACEA. In agenda la pubblicazione dei risultati del primo trimestre.
WEBUILD. Il gruppo comunica i conti relativi ai primi tre mesi dell’anno.
FINCANTIERI. Convocata l’assemblea ordinaria e straordinaria degli azionisti alle ore 11.
FERRETTI. La società riunisce gli azionisti per l’assemblea annuale dedicata all’approvazione del bilancio alle ore 10.
A livello internazionale sono da monitorare:
CEREBRAS SYSTEMS. Il produttore di chip per l’intelligenza artificiale ha raccolto 5,55 miliardi di dollari attraverso l’offerta pubblica iniziale negli Stati Uniti, sfruttando la forte domanda globale legata ai semiconduttori e all’espansione dell’AI.
XAI. La società di Elon Musk avrebbe coinvolto diverse banche di Wall Street vicine all’impero finanziario del miliardario per testare il chatbot Grok. L’iniziativa rientra nella strategia di rafforzamento dei ricavi in vista della futura quotazione di SpaceX.
FORD MOTOR. Il titolo ha registrato un forte rialzo dopo che Morgan Stanley ha diffuso una valutazione positiva sostenendo che il business legato ai sistemi di accumulo energetico potrebbe presto siglare accordi con grandi operatori hyperscaler del settore tecnologico.

di Francesco Sicuro












































