STATI UNITI ED EUROPA
L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio negativo con il future che segna un ribasso dello 0,7%. Sulla stessa scia i futures sull’S&P 500 (-0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (-0,5%).
I mercati globali tornano a confrontarsi con il mix di tensioni geopolitiche, corsa all’intelligenza artificiale e timori sui tassi, mentre nuovi sviluppi arrivano sia dal fronte Medio Oriente sia dall’Asia. A dominare l’apertura delle contrattazioni è soprattutto il brusco scivolone del mercato sudcoreano, provocato dalle dichiarazioni di un alto funzionario governativo che ha ipotizzato l’introduzione di una sorta di “dividendo nazionale” finanziato dagli extraprofitti dell’industria AI. La proposta ha colpito duramente il sentiment sul comparto tecnologico e sui semiconduttori, proprio mentre Wall Street aggiornava ancora una volta i massimi storici.
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano uno dei principali fattori di instabilità. Donald Trump ha alimentato nuovi dubbi sulla tenuta del cessate il fuoco, definendolo in uno “stato di massima allerta” e liquidando l’ultima proposta iraniana come “un pezzo di spazzatura”. Le dichiarazioni arrivano mentre Teheran continua a chiedere la rimozione del blocco navale americano, l’alleggerimento delle sanzioni e il mantenimento di un certo controllo sul traffico nello Stretto di Hormuz. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ribadito che “non esiste alternativa all’accettazione dei diritti del popolo iraniano”, facendo riferimento alle richieste avanzate da Teheran.
Trump ha inoltre dichiarato a Fox News di stare valutando il rilancio del Project Freedom, il piano americano per scortare le navi commerciali attraverso Hormuz, aggiungendo di essere favorevole anche a una possibile sospensione temporanea delle tasse sulla benzina, misura che richiederebbe però l’approvazione del Congresso. L’assenza di progressi concreti nei negoziati continua così a sostenere il petrolio.
A Wall Street la seduta precedente si era chiusa ancora in territorio positivo nonostante lo stallo diplomatico tra Washington e Teheran. Lo S&P 500 ha aggiornato nuovi record con un progresso del +0,2%, mentre il Nasdaq ha guadagnato il +0,1%. Ancora una volta il comparto chipmaker ha trainato i listini: il Philadelphia Semiconductor Index è salito del +2,6%, portando il rialzo da inizio anno al +70%. Anche in Europa l’andamento è stato contrastato. Lo Stoxx 600 ha chiuso a +0,1%, il Ftse 100 a +0,4% e il Dax a +0,1%, mentre il Cac 40 ha perso il -0,7%, penalizzato soprattutto dalle vendite sul comparto del lusso.
L’attenzione resta alta anche sulla politica britannica. Crescono infatti le tensioni interne al Partito Laburista attorno al premier Keir Starmer dopo il deludente risultato delle elezioni locali. Secondo il Financial Times, tre ministri avrebbero chiesto al primo ministro di valutare la propria posizione. Starmer ha escluso le dimissioni dopo le pesanti perdite elettorali, ma oltre 70 parlamentari laburisti avrebbero ormai chiesto un passo indietro. La riunione di governo prevista in mattinata viene considerata decisiva per il futuro politico del premier.
Gli investitori guardano ora soprattutto ai dati sull’inflazione americana in uscita alle 14:30 italiane. Gli economisti si aspettano un aumento mensile dell’indice generale dei prezzi del +0,58%, dopo il +0,9% di marzo, con il dato annuale previsto al 3,8%, massimo dal maggio 2023. L’inflazione core viene invece vista in accelerazione al +0,39% mensile dal precedente +0,2%, segnale che le pressioni sui prezzi restano elevate anche dopo il rallentamento del rincaro energetico.
Sul fronte Fed cresce infine l’attesa per il voto del Senato americano sulla nomina di Kevin Warsh al board della banca centrale. La conferma definitiva potrebbe arrivare entro la settimana, poco prima della scadenza del mandato di Jerome Powell prevista venerdì. La Fed dovrebbe mantenere i tassi invariati fino a fine anno, secondo numerosi analisti. Sia Bofa che Goldman Sachs hanno ridimensionato le loro attese sull'allentamento dei tassi Usa: la prima non prevede interventi di qui a fine anno, la seconda posticipa i primi tagli a dicembre 2026 e marzo 2027.
ASIA
In Asia la seduta è stata dominata dal crollo iniziale del Kospi, arrivato a perdere oltre il -5,1% dopo le parole del responsabile politico presidenziale sudcoreano Kim Yong-beom, che ha proposto un “dividendo nazionale” per redistribuire gli extraprofitti generati dall’intelligenza artificiale. Il mercato ha interpretato le dichiarazioni come il possibile preludio a nuove tasse straordinarie sulle grandi società tecnologiche. Successivamente Kim ha chiarito che il riferimento riguardava un utilizzo di “entrate fiscali eccedenti” e non l’introduzione di una nuova imposta sulle aziende. Il Kospi ha ridotto parte delle perdite ma resta in calo del -2,9%, mentre Samsung Electronics cede il -3,4%.
Più contenuti i movimenti nel resto dell’Asia: l’S&P/ASX 200 perde il -0,2%, il CSI 300 il -0,3% e lo Shanghai Composite il -0,4%, mentre il Nikkei riesce a salire del +0,6% e l’Hang Seng avanza del +0,3%.
All’interno della Bank of Japan prende sempre più forza il fronte favorevole a un rialzo dei tassi d’interesse nel breve termine, con alcuni membri del consiglio che durante la riunione di aprile hanno apertamente sostenuto la possibilità di un intervento già nel mese di giugno. Dai verbali emerge un orientamento progressivamente più restrittivo da parte della banca centrale giapponese, in un contesto caratterizzato da pressioni inflazionistiche crescenti e dall’impatto del rincaro energetico legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Pur in presenza di una parte del board orientata a mantenere invariata la politica monetaria “per ora”, citando l’elevata incertezza sul conflitto nella regione, molti dei nove membri del consiglio hanno evidenziato come i rischi di un’accelerazione dell’inflazione stiano aumentando rapidamente. Secondo quanto riportato nel resoconto della riunione, il protrarsi dello shock energetico e le ricadute sui prezzi potrebbero rendere necessari interventi imminenti sui tassi. Il mercato assegna ormai una probabilità del 75% a un rialzo dei tassi BoJ già a giugno.
Dal Giappone sono arrivati anche dati macro deboli: la spesa delle famiglie è scesa del -2,9% su base annua a marzo, molto peggio del -1,3% atteso, segnale di consumi ancora fragili nonostante la crescita salariale.
SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO
Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,79%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 74 punti base. Il restringimento dello spread sotto la soglia dei 75 punti base si accompagna a un contesto ancora caratterizzato da prezzi energetici elevati, con il petrolio stabilmente oltre i 100 dollari al barile. Secondo un report diffuso da UniCredit, questo andamento riflette una propensione al rischio ancora sostenuta da parte degli investitori, nonostante il permanere delle tensioni legate ai costi dell’energia e allo scenario geopolitico internazionale.
L’attenzione del mercato resta concentrata anche sul comparto delle emissioni sovrane. Il Tesoro italiano propone oggi sul mercato 10 miliardi di euro attraverso due tranche di Bot annuali, in un contesto di rendimenti che vengono stimati poco sopra il 2,6% registrato nell’asta di aprile, livello che aveva rappresentato il massimo da novembre 2024. Gli operatori continuano a monitorare l’evoluzione della curva dei tassi e la domanda degli investitori istituzionali, in una fase in cui le aspettative sulle future mosse delle banche centrali restano particolarmente sensibili all’andamento dell’inflazione e del petrolio.
Anche il resto dell’Eurozona si muove sul mercato primario con nuove operazioni di finanziamento. La Germania offre infatti 6 miliardi di euro nello Schatz con scadenza giugno 2028, mentre l’Unione Europea dovrebbe lanciare in mattinata, attraverso un’operazione sindacata, un nuovo titolo con scadenza ottobre 2033 insieme alla riapertura del bond ottobre 2055, secondo quanto riportato da Ifr.
PETROLIO
Il petrolio torna a salire mentre Donald Trump rimette in discussione la tenuta del cessate il fuoco con l’Iran, alimentando nuovi dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo capace di riaprire stabilmente lo Stretto di Hormuz. Il Brent si mantiene vicino ai 105 dollari al barile dopo il balzo del +2,9% registrato ieri, mentre il West Texas Intermediate oscilla poco sotto i 99 dollari. A riaccendere la tensione sono state le dichiarazioni del presidente americano, che nello Studio Ovale ha definito la tregua con Teheran in uno stato di “massima allerta”, criticando apertamente la risposta iraniana alla proposta americana per porre fine alla guerra iniziata dieci settimane fa.
Nonostante il cessate il fuoco sia formalmente in vigore dall’inizio di aprile e abbia resistito anche a diversi episodi di violenza, inclusi gli attacchi contro navi commerciali, la situazione nello Stretto di Hormuz continua a paralizzare una parte rilevante dei flussi globali di greggio, gas naturale e carburanti. La quasi chiusura della rotta marittima strategica mantiene alta la pressione sui mercati energetici e alimenta i timori di una nuova fiammata inflazionistica a livello globale.
Secondo una fonte vicina al dossier, l’Iran avrebbe risposto alla proposta di pace americana chiedendo la rimozione del blocco navale imposto dagli Stati Uniti e un alleggerimento delle sanzioni economiche, mantenendo allo stesso tempo una forma di controllo sul traffico navale nello stretto. Una richiesta che rende ancora più fragile il negoziato tra Washington e Teheran.
Gli analisti di Bloomberg Economics ritengono improbabile il raggiungimento di un accordo di pace complessivo. Secondo gli esperti, Stati Uniti e Iran potrebbero tornare rapidamente a colpirsi militarmente, pur all’interno di una dinamica fatta di fasi alterne e scontri meno intensi rispetto alle prime settimane della guerra. Gli analisti definiscono questo scenario come una sorta di “nuova normalità” di un conflitto destinato a protrarsi nel tempo.
Nel frattempo, secondo quanto riportato da Axios, Donald Trump avrebbe convocato il team per la sicurezza nazionale per discutere l’evoluzione della guerra e valutare anche una possibile ripresa delle operazioni militari. Il presidente americano ha inoltre dichiarato a Fox News di stare riesaminando il piano per scortare le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei punti più critici per la stabilità del commercio energetico mondiale.
L’aumento dei prezzi dei carburanti negli Stati Uniti sta diventando un problema sempre più delicato anche sul piano politico. Il rialzo di benzina e diesel aumenta la pressione sull’amministrazione Trump e sul Partito Repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Per contenere il rincaro dei prezzi, Washington ha autorizzato una nuova ondata di rilascio di petrolio dalle riserve strategiche di emergenza.
Il conflitto con l’Iran è destinato a occupare un ruolo centrale anche nell’incontro previsto questa settimana tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Secondo funzionari americani, il presidente Usa intende affrontare direttamente il rapporto tra Pechino e Teheran. Intanto il Dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato nuove sanzioni contro entità accusate di facilitare la vendita di petrolio iraniano verso la Cina, principale acquirente del greggio di Teheran.
Dal lato dell’offerta globale, il numero uno di Saudi Aramco, Amin Nasser, ha dichiarato che il mercato mondiale sta perdendo circa 100 milioni di barili a settimana a causa della chiusura di Hormuz. La compagnia saudita ha già deviato parte delle esportazioni verso il porto occidentale del regno, ma il livello dei prezzi resta elevato e diversi compratori, inclusa la Cina, stanno riducendo i volumi acquistati.
Nonostante l’assenza di segnali concreti verso una soluzione rapida del conflitto, alcuni indicatori del mercato petrolifero mostrano un progressivo indebolimento della tensione sulle forniture. Le raffinerie stanno infatti rallentando gli acquisti e anche la struttura del mercato del Brent evidenzia un allentamento della pressione. Lo spread sul contratto spot del Brent si muove intorno ai 4 dollari al barile in backwardation, in netto calo rispetto ai quasi 10 dollari raggiunti all’inizio del mese scorso, segnale che gli operatori iniziano a ridurre le aspettative di scarsità estrema nel brevissimo periodo.
ORO E ARGENTO
L’oro si muove poco sopra la parità dopo il moderato recupero delle ultime due sedute, mentre gli investitori continuano a valutare lo stallo del conflitto in Medio Oriente e l’andamento volatile dei mercati asiatici in vista del dato chiave sull’inflazione americana. Il lingotto con consegna immediata si mantiene in area 4.726 dollari l’oncia, riducendo parte dei rialzi iniziali, in un mercato che continua a oscillare tra tensioni geopolitiche, aspettative sui tassi e dinamiche del dollaro.
A pesare sul sentiment restano soprattutto le dichiarazioni di Donald Trump, che ieri ha criticato apertamente la risposta dell’Iran alla proposta americana di pace. Il presidente Usa ha affermato che il fragile cessate il fuoco nello Stretto di Hormuz è in uno stato di `massima allerta”, lasciando intendere che una soluzione rapida del conflitto appare ancora lontana.
Anche i mercati azionari asiatici hanno contribuito ad aumentare la volatilità. Le borse sudcoreane, protagoniste dei rialzi regionali nelle ultime settimane, hanno registrato un brusco scivolone superiore al -5% prima di recuperare parte delle perdite. Il movimento è stato innescato dalle dichiarazioni di un esponente politico locale, secondo cui il governo dovrebbe distribuire ai cittadini una sorta di “dividendo” finanziato attraverso la tassazione dei profitti generati dall’intelligenza artificiale. Commenti successivamente ridimensionati, ma sufficienti a provocare forti oscillazioni sul mercato.
Per il metallo prezioso il 2026 continua a essere caratterizzato da forti sbalzi. L’oro aveva raggiunto nuovi massimi storici a fine gennaio, salvo poi correggere parte del rally nei mesi successivi. Dall’inizio della guerra in Medio Oriente il lingotto ha incontrato maggiori difficoltà, penalizzato dal forte rialzo dei prezzi energetici che ha riacceso i timori di un’inflazione persistente e di banche centrali costrette a mantenere i tassi elevati più a lungo o addirittura a procedere con nuovi rialzi. Uno scenario che rappresenta un elemento negativo per il metallo prezioso, trattandosi di un asset privo di rendimento.
Secondo Christopher Wong, strategist di Oversea-Chinese Banking, l’andamento recente del prezzo dell’oro conferma come il metallo si stia comportando sempre meno come un classico bene rifugio. L’analista sottolinea che il lingotto appare sempre più legato alle grandi variabili macroeconomiche globali, stretto tra l’andamento del petrolio, le aspettative sull’inflazione, le mosse della Fed, la dinamica del dollaro e il sentiment generale sugli asset rischiosi.
Movimenti contenuti anche per l’argento, che resta poco distante dai livelli della vigilia dopo il balzo superiore al +7% registrato ieri. A sostenere il rally era stata la notizia di una possibile crisi di liquidità che coinvolgerebbe una società petrolifera statale del Perù, uno dei maggiori produttori mondiali del metallo prezioso.
Le dichiarazioni di Trump sull’Iran arrivano inoltre alla vigilia della pubblicazione del dato più atteso della settimana per i mercati: l’aggiornamento sull’inflazione americana. Gli economisti prevedono un’accelerazione significativa dell’indice dei prezzi al consumo, alimentata dal rincaro dell’energia provocato dalla guerra in Medio Oriente e dalle ripercussioni che il rialzo dei costi sta già producendo su industria manifatturiera e settore agricolo.
DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO
In arrivo i dati della produzione industriale di marzo diffusi dall’Istat, attesi ancora su ritmi di crescita molto contenuti. Le stime indicano un incremento congiunturale dello 0,2%, dopo il modesto +0,1% registrato a febbraio, segnale di un comparto manifatturiero che continua a muoversi con estrema cautela in un contesto economico appesantito dall’incertezza internazionale e dai costi energetici elevati. Secondo le elaborazioni di Prometeia, la media del primo trimestre dovrebbe evidenziare una contrazione dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti, cancellando così il recupero del +0,4% osservato tra ottobre e dicembre dello scorso anno.
In mattinata arrivano anche i dati di Bankitalia relativi a marzo su depositi, impieghi e finanziamenti alle imprese non finanziarie. A febbraio i prestiti alle società avevano mostrato un’accelerazione al +1,8% rispetto al +1,7% di gennaio, mentre i depositi del settore privato erano cresciuti del 4,3% dopo il +3,9% del mese precedente. Nello stesso periodo la raccolta obbligazionaria aveva rallentato leggermente, attestandosi al +1,6% dal precedente +1,9%.
I riflettori globali restano però puntati soprattutto sugli Stati Uniti, dove nel primo pomeriggio verranno pubblicati i dati sull’inflazione di aprile, considerati cruciali per le prossime mosse della Fed. Gli operatori si aspettano un’accelerazione dei prezzi al consumo legata al rialzo dell’energia, in un quadro che continua a essere influenzato dalle tensioni geopolitiche e dalla guerra in Medio Oriente. Il consensus Reuters prevede un tasso annuo al 3,7%, in aumento rispetto al 3,3% di marzo, mentre la componente core dovrebbe salire al 2,7% dal precedente 2,6%.
Il mercato teme che eventuali segnali di inflazione più persistente possano rafforzare l’ipotesi di una Fed costretta a valutare nuovi rialzi dei tassi nel corso dell’anno, scenario che fino a poche settimane fa appariva escluso. Le aspettative di tagli dei tassi si sono già fortemente ridimensionate dall’inizio del conflitto, lasciando spazio a un orientamento monetario più restrittivo.
Tra gli altri appuntamenti della giornata figurano anche i dati sulle scorte settimanali di prodotti petroliferi Api negli Stati Uniti. Sono previsti infine gli interventi del consigliere Bce Frank Elderson, del governatore della Fed Michael Barr e del presidente della Fed di Chicago Austan Goolsbee.
ULTIME NEWS SUI TITOLI
Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:
MONTE DEI PASCHI DI SIENA. La banca senese ha archiviato il primo trimestre del 2026 con un utile netto consolidato pari a 521 milioni di euro, superando le stime di consensus indicate dall’istituto stesso, ferme a 511 milioni. Il risultato è stato sostenuto dalla crescita dei ricavi, come evidenziato nel comunicato diffuso dal gruppo. Prevista conference call con gli analisti alle 9,00.
DOVALUE. Il gruppo attivo nella gestione dei crediti deteriorati ha ottenuto nuovi incarichi in Italia per un valore complessivo di 430 milioni di euro. La società ha spiegato di aver affiancato un importante investitore istituzionale internazionale nell’acquisizione di un portafoglio di crediti proveniente da una primaria banca italiana, contribuendo inoltre alla strutturazione di tre operazioni di cartolarizzazione.
MEDIOBANCA. L’istituto ha registrato nel primo trimestre del 2026 un utile operativo di 552 milioni di euro, in aumento del 14% rispetto al trimestre precedente e del 4% su base annua. L’utile netto si è attestato a 323 milioni di euro, in calo del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, penalizzato principalmente da una maggiore pressione fiscale e dalla presenza di componenti non ricorrenti.
TELECOM ITALIA. L’Autorità Antitrust ha aperto un’istruttoria sull’accordo siglato tra Tim e Fastweb relativo all’infrastruttura 5G e alla condivisione della rete mobile, secondo quanto comunicato nel bollettino dell’autorità garante. Sul fronte del rating, Moody’s ha migliorato il giudizio sul gruppo portandolo a “Ba1” dal precedente “Ba2”, con outlook stabile. L’agenzia ha motivato la decisione con la solidità della strategia industriale della società, che starebbe favorendo una ripresa sostenibile degli utili e un rafforzamento del profilo creditizio.
FINCANTIERI. Il gruppo della cantieristica ha dichiarato di attendersi nuovi ordini significativi nei prossimi mesi, sottolineando come l’attuale contesto geopolitico stia creando importanti opportunità nel comparto della Difesa. Nel corso della conference call con gli analisti, l’amministratore delegato Pierroberto Folgiero ha inoltre spiegato che la società sta valutando diversi potenziali obiettivi di acquisizione e operazioni di M&A.
SAIPEM. In agenda l’assemblea annuale degli azionisti.
RECORDATI. Attesi i risultati del primo trimestre.
AVIO. In calendario la pubblicazione dei risultati del primo trimestre.
DELONGHI. Prevista la diffusione dei conti relativi al primo trimestre.
ENEL. Oggi si riunisce l’assemblea annuale degli azionisti del gruppo energetico.
TERNA. Convocata l’assemblea annuale degli azionisti.
INWIT. Attesa la pubblicazione dei risultati del primo trimestre.
A livello internazionale sono da monitorare:
THYSSENKRUPP. Il gruppo industriale tedesco ha confermato gli obiettivi annuali relativi a utili e generazione di cassa, adottando però un tono più prudente sulle prospettive di fatturato a causa dell’incertezza geopolitica e delle ricadute sui mercati internazionali.
BAYER. La società farmaceutica e chimica tedesca ha riportato nel primo trimestre risultati superiori alle attese del mercato, sostenuti soprattutto dalla buona performance della divisione crop science dedicata all’agricoltura.

di Francesco Sicuro













































