Start&Stock: inflazione Usa oltre le attese, il mercato torna a scommettere sul rialzo dei tassi da parte della Fed

Start&Stock: inflazione Usa oltre le attese, il mercato torna a scommettere sul rialzo dei tassi da parte della Fed

I mercati restano dominati dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran, dal rialzo del petrolio e dal ritorno dei timori inflazionistici. L’inflazione americana di aprile ha sorpreso al rialzo soprattutto nella componente core, rafforzando le aspettative di una Fed più aggressiva proprio mentre Kevin Warsh si prepara a prendere la guida della banca centrale. Il nuovo balzo dei prezzi energetici continua a pesare su obbligazioni e azioni, mentre cresce l’incertezza geopolitica nello Stretto di Hormuz. In Europa resta alta anche l’attenzione sulla crisi politica britannica attorno a Keir Starmer e sull’evoluzione del conflitto Russia-Ucraina.

STATI UNITI ED EUROPA

L’Euro Stoxx 50 dovrebbe aprire la seduta odierna in territorio positivo con il future che segna un rialzo dello 0,8%. Meno tonici i futures sull’S&P 500 (+0,2%) e quelli sul Nasdaq 100 (+0,4%).

I mercati tornano ad alzare il livello di tensione mentre si affievoliscono le speranze di un accordo rapido tra Stati Uniti e Iran. A una settimana dalle indiscrezioni rilanciate da Axios su un possibile imminente compromesso diplomatico, il clima appare decisamente peggiorato e il petrolio continua a riflettere l’incertezza crescente. Il nuovo rialzo del greggio ha provocato una pesante pressione sui mercati obbligazionari e azionari globali, aggravata da un dato sull’inflazione americana superiore alle attese nella componente core.

L’inflazione americana di aprile ha mostrato un quadro più caldo delle aspettative. L’indice generale dei prezzi al consumo è aumentato del +0,6% mensile, con il dato annuale al 3,8% contro il 3,7% previsto dal consenso. Ancora più significativa la sorpresa della componente core, salita del +0,4% mensile contro attese per +0,3%, con il dato annuale al 2,8% rispetto al 2,7% stimato dal mercato.

I dettagli del report hanno ulteriormente aumentato le preoccupazioni. Il conflitto in Medio Oriente continua a spingere verso l’alto diverse categorie di spesa: i prezzi dell’energia sono aumentati del +3,8% mensile, le tariffe aeree del +2,8%, mentre i servizi postali e di consegna hanno registrato un incremento del +3,5%. Anche i prezzi alimentari mostrano una nuova accelerazione, con i generi alimentari in rialzo del +0,68%, il dato più elevato dal 2022. Il trimmed mean CPI della Fed di Cleveland è salito del +0,43% mensile, registrando l’incremento più forte dal gennaio 2024. Una misura particolarmente osservata da Kevin Warsh, destinato ad assumere la guida della Fed nei prossimi giorni.

Il mercato ha interpretato i dati in chiave decisamente restrittiva. Il presidente della Fed di Chicago Austan Goolsbee ha definito il report “peggiore delle attese”, sottolineando come proprio l’inflazione nei servizi sia stata tra le componenti più problematiche. Le aspettative sui tassi si sono immediatamente adeguate: i futures sui Fed Funds incorporano ora 20 punti base di rialzi entro aprile del prossimo anno, con un incremento di +6 punti base nella sola seduta di ieri.

Il tutto mentre il Senato americano ha confermato Kevin Warsh nel board della Fed con un voto di 51 a 45, mentre il via libera definitivo per il mandato quadriennale da presidente della banca centrale è atteso nelle prossime ore.

Lo scenario fatto di inflazione elevata e tensioni geopolitiche ha creato un contesto difficile anche per i mercati azionari. Il comparto tecnologico ha perso slancio dopo settimane di forte corsa. Il Philadelphia Semiconductor Index ha ceduto il -3%, pur recuperando parte delle perdite dopo essere arrivato a lasciare sul terreno il -6,7% intraday. L’S&P 500 ha chiuso in calo del -0,2%, il Nasdaq Composite del -0,7% e le Magnificent 7 del -0,5%. L’indice americano era arrivato a perdere quasi l’1% durante la seduta, prima di recuperare terreno grazie al rimbalzo del comparto tech e alla rotazione verso i settori difensivi. Anche l’Europa ha vissuto una giornata complessa. Il Dax ha perso il -1,6%, il Cac 40 il -0,9% e lo Stoxx 600 il -1,%, mentre il Ftse 100 ha limitato le perdite al -0,1%.

Nel Regno Unito continua a pesare l’instabilità politica attorno al premier Keir Starmer. Durante la riunione di governo di ieri, il primo ministro ha ribadito l’intenzione di restare in carica nonostante il crescente numero di parlamentari laburisti favorevoli a un cambio di leadership. I deputati che chiedono un passo indietro di Starmer hanno ormai superato quota 81, soglia necessaria per una sfida interna se dovessero convergere su un candidato alternativo. Anche quattro ministri hanno rassegnato le dimissioni. Le probabilità implicite su Polymarket di un’uscita di scena di Starmer entro il 30 giugno sono comunque scese al 33%, dopo aver raggiunto l’80% lunedì sera.

Resta infine alta l’attenzione anche sul dossier Russia-Ucraina. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che è ancora troppo presto per parlare di dettagli concreti dopo le recenti affermazioni di Vladimir Putin secondo cui la guerra “si starebbe avviando alla conclusione”. I colloqui restano fermi da gennaio, ma alcuni osservatori iniziano a intravedere segnali di possibile cambiamento nella posizione di Mosca, anche alla luce del rallentamento militare russo e del crescente malcontento interno.

Le speranze di una possibile riduzione delle tensioni hanno pesato anche sul comparto difesa europeo. Rheinmetall ha perso il -2%, scivolando sui livelli più bassi dal marzo 2025, mentre l’intero settore della difesa europea ha registrato la quarta seduta consecutiva in calo. A influenzare il sentiment anche un report di CBS News secondo cui gli Stati Uniti starebbero valutando un accordo che consentirebbe all’Ucraina di esportare tecnologia militare verso Washington.

ASIA

In Asia il Kospi torna a guidare i rialzi con un progresso del +1,2% dopo il brusco calo del giorno precedente. Il Nikkei sale del +0,2%, mentre i listini cinesi restano deboli: il CSI 300 perde il -0,3% e lo Shanghai Composite il -0,4%.

I verbali della Bank of Japan mostrano un consiglio sempre più orientato verso un rialzo dei tassi già nella prossima riunione, complice l’impatto inflazionistico dello shock energetico legato al conflitto iraniano. Il mercato attribuisce ormai una probabilità del 75% a un rialzo BoJ già a giugno. I dati macro dal Giappone mostrano inoltre consumi ancora fragili, con la spesa delle famiglie scesa del -2,9% annuo a marzo contro attese per -1,3%.

SPREAD E ASTE TITOLI DI STATO

Il BTP decennale italiano apre la seduta con un rendimento del 3,86%, mentre lo spread con il Bund tedesco di pari durata si attesta a 76 punti base, in un contesto segnato da una nuova forte pressione sui rendimenti europei dopo il violento rialzo delle quotazioni petrolifere. Il movimento registrato ieri sul reddito fisso dell’Eurozona riflette il rapido cambiamento delle aspettative sui tassi, mentre gli investitori ridimensionano sempre più l’ipotesi di una soluzione diplomatica nel conflitto tra Stati Uniti e Iran e continuano a monitorare il blocco dello Stretto di Hormuz, che mantiene elevata la tensione sui mercati energetici globali.

La risalita del greggio ha infatti alimentato nuovi timori inflazionistici e spinto gli operatori a rivedere in chiave più restrittiva le attese sulla Bce. I mercati monetari incorporano ora l’ipotesi di tre rialzi dei tassi nel corso dell’anno, con il primo intervento già nella riunione di giugno considerato quasi certo e prezzato intorno al 90%. Il repricing della politica monetaria ha provocato un deciso aumento dei rendimenti lungo tutta la curva europea, con particolare pressione sulle scadenze più sensibili alle aspettative sui tassi ufficiali.

In questo scenario il Tesoro italiano torna oggi sul mercato primario con una nuova operazione sul comparto a medio-lungo termine. Via XX Settembre offre infatti fino a 7,5 miliardi di euro attraverso la riapertura di tre Btp con scadenza a 3, 7 e 20 anni, in una fase caratterizzata da rendimenti attesi in rialzo rispetto alle aste di metà aprile. L’incremento dovrebbe risultare più marcato soprattutto sul tratto triennale della curva, maggiormente esposto al cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria della Bce e al rialzo dei tassi impliciti sui mercati.

Anche la Germania si presenta oggi sul mercato obbligazionario con una nuova emissione. Il Tesoro tedesco offre infatti il Bund con scadenza 15 agosto 2054 e cedola al 2,50%.

PETROLIO

Il petrolio rallenta dopo il poderoso rally delle ultime tre sedute, che aveva spinto le quotazioni a guadagnare quasi l’8%, mentre il mercato continua a scontare l’assenza di una soluzione concreta alla guerra in Medio Oriente. Il Brent arretra sotto i 107 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate oscilla attorno ai 101 dollari, in un contesto che resta fortemente condizionato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e dall’impatto crescente del blocco navale americano sulle esportazioni iraniane. Le immagini satellitari mostrano infatti che negli ultimi giorni nessuna petroliera oceanica è stata avvistata nei pressi dell’isola iraniana di Kharg, principale hub di esportazione del Paese. Si tratta del primo segnale di uno stop prolungato delle attività dall’inizio del conflitto.

Donald Trump ha cercato di rassicurare i mercati dichiarando che il dossier iraniano non avrà un ruolo centrale nei colloqui previsti questa settimana a Pechino con il presidente cinese Xi Jinping. Il presidente americano ha spiegato che le discussioni saranno concentrate soprattutto sulle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, aggiungendo che Washington ritiene di avere “l’Iran pienamente sotto controllo”. Le tensioni continuano però ad aumentare anche all’interno degli Stati Uniti, dove gli ultimi dati economici hanno mostrato come il conflitto stia riaccendendo le pressioni inflazionistiche. I prezzi della benzina americana sono saliti ai livelli più elevati dal 2022, trasformandosi in un tema estremamente delicato sul piano politico a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato previste a novembre.

Lo Stretto di Hormuz resta di fatto paralizzato dopo oltre dieci settimane di guerra. Il blocco imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani dalla metà di aprile ha aggiunto nuovi ostacoli ai tentativi diplomatici di arrivare a una tregua stabile. I flussi di greggio, gas naturale e carburanti continuano a essere pesantemente limitati, aumentando i timori per la crescita globale e per la tenuta delle catene di approvvigionamento energetico.

Secondo gli analisti di Societe Generale, il rischio principale per mercati e banche centrali riguarda il forte disallineamento tra la velocità di reazione dei futures e i tempi molto più lunghi necessari al riequilibrio del mercato fisico. Gli esperti sottolineano che le quotazioni reagiscono immediatamente alle indiscrezioni su possibili riaperture o progressi diplomatici, mentre il ripristino concreto dell’offerta richiede settimane o mesi.

La guerra sta creando forti difficoltà soprattutto ai Paesi asiatici maggiormente dipendenti dal greggio mediorientale. Il Giappone, che normalmente acquistava circa il 90% del proprio petrolio dal Medio Oriente, è stato costretto a cercare fornitori alternativi. Le raffinerie giapponesi hanno recentemente acquistato petrolio messicano per la prima volta dal 2023, segnale della crescente pressione sul sistema energetico asiatico.

Nuove tensioni emergono anche dal Vietnam. La compagnia petrolifera statale vietnamita ha chiesto agli Stati Uniti di autorizzare il passaggio di una superpetroliera carica di greggio attraverso il blocco navale americano al largo del Golfo Persico, spiegando che quel carico viene considerato essenziale per l’economia nazionale. La nave aveva già attraversato Hormuz prima di invertire la rotta lunedì nei pressi della zona controllata dalla marina americana.

Anche i dati relativi all’attività di trading iniziano a mostrare segnali di raffreddamento. Dopo i volumi eccezionali registrati all’inizio del mese, il numero di contratti scambiati sul Brent è progressivamente diminuito nel corso della settimana. I volumi medi giornalieri si attestano attorno a 920 mila contratti, contro gli 1,9 milioni toccati a metà della scorsa settimana, evidenziando un atteggiamento più prudente da parte degli operatori.

Secondo Carl Larry, analista di Enverus, il petrolio continua comunque a mantenersi su livelli molto elevati perché il mercato sta ormai incorporando uno scenario di prezzi “higher for longer”, con gli investitori convinti che le tensioni geopolitiche e i problemi di offerta possano protrarsi ancora a lungo.

ORO

L’oro arretra per la seconda seduta consecutiva dopo il forte aumento dell’inflazione americana, un dato che ha rafforzato le aspettative di un possibile rialzo dei tassi da parte della Fed entro la fine dell’anno. Il lingotto si muove in area 4.695 dollari l’oncia dopo aver lasciato sul terreno il -0,4% nella seduta di ieri, mentre gli investitori continuano a rivalutare lo scenario monetario statunitense alla luce delle nuove pressioni sui prezzi.

L’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti ha registrato ad aprile l’aumento più marcato dal 2023, alimentando nuovi timori su un’inflazione destinata a restare elevata più a lungo del previsto. I dati hanno mostrato anche un indebolimento del potere d’acquisto delle famiglie americane: i salari reali, una volta corretto l’effetto dell’inflazione, sono infatti diminuiti per la prima volta negli ultimi tre anni.

Il mercato monetario ha reagito rapidamente ai nuovi numeri macroeconomici. Gli overnight-indexed swaps incorporano ora una probabilità superiore al 40% di un rialzo dei tassi Fed entro la fine del 2026, contro una probabilità quasi nulla registrata soltanto alla fine del mese scorso. Il repricing delle aspettative sui tassi ha provocato un nuovo rialzo dei rendimenti obbligazionari americani, con gli investitori che chiedono un premio più elevato per detenere Treasury in un contesto caratterizzato da prezzi energetici ancora elevati e da un’inflazione che continua a mostrarsi persistente.

L’aumento dei tassi rappresenta tradizionalmente un fattore negativo per l’oro, trattandosi di un asset privo di rendimento. Nonostante questo scenario, il metallo prezioso sta mostrando una capacità di tenuta superiore alle attese, evitando correzioni più profonde anche mentre il mercato aumenta le scommesse su una Fed più aggressiva.

Secondo Yuxuan Tang di JPMorgan Private Bank, questa relazione “asimmetrica” tra oro e tassi non rappresenta una novità. L’analista sottolinea che una dinamica simile si era già osservata nel 2022, quando il prezzo del lingotto era rimasto sorprendentemente resiliente nonostante il brusco rialzo dei rendimenti obbligazionari. Tang evidenzia inoltre che l’oro tende poi a rafforzarsi rapidamente quando i tassi iniziano a ridiscendere.

A sostenere il metallo prezioso continua a essere soprattutto la domanda strutturale, trainata dagli acquisti delle banche centrali. Proprio questa componente, secondo JPMorgan Private Bank, rafforza la capacità dell’oro di offrire un profilo di rendimento relativamente decorrelato rispetto agli altri asset finanziari.

Nuovi elementi di pressione arrivano anche dall’India, secondo consumatore mondiale di oro. Nuova Delhi ha deciso di aumentare i dazi all’importazione su oro e argento portandoli a circa il 15% dal precedente 6%, secondo quanto emerge da due provvedimenti ufficiali. La misura, arrivata a sorpresa, rientra nella strategia del governo indiano per difendere la valuta nazionale e rafforzare le riserve in valuta estera.

DATI MACRO E APPUNTAMENTI DI RILIEVO

Oltre alle tensioni sull’inflazione, a preoccupare gli investitori è infatti la persistente fragilità dell’economia dell’Eurozona. La seconda lettura del Pil del primo trimestre, attesa stamani da Eurostat, dovrebbe confermare una crescita congiunturale limitata a +0,1%, dopo il +0,2% registrato nell’ultima parte del 2025, confermando un ritmo di espansione estremamente contenuto.

Nel pomeriggio l’attenzione si sposterà negli Stati Uniti con la pubblicazione dei dati sui prezzi alla produzione di aprile, considerati un nuovo test cruciale per valutare l’intensità delle pressioni inflazionistiche americane. Le attese indicano un’accelerazione del tasso annuo del Ppi al 4,9% dal precedente 4,0%, in un contesto in cui il comparto energetico continua a rappresentare il principale fattore di rialzo dei prezzi. Il dato arriverebbe dopo le statistiche sui prezzi al consumo diffuse ieri, che hanno mostrato livelli di inflazione ai massimi degli ultimi tre anni e rafforzato i timori di una Fed costretta a mantenere una linea aggressiva più a lungo del previsto.

Resta elevata anche l’attenzione sul cambio ai vertici Fed. Dopo l’ulteriore via libera ottenuto ieri al Senato, potrebbe arrivare già oggi il voto definitivo che porterebbe Kevin Warsh alla guida della Fed al posto di Jerome Powell, il cui mandato scade venerdì.

Anche sul versante europeo la giornata si preannuncia particolarmente intensa. L’agenda degli interventi pubblici dei vertici Bce è molto ricca e include la presidente Christine Lagarde e il capo economista Philip Lane. Nelle dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni, i principali esponenti della banca centrale europea hanno ribadito un orientamento sempre più prudente e restrittivo. Solo ieri il governatore tedesco Joachim Nagel ha sottolineato che Francoforte resta pronta a intervenire sui tassi qualora lo shock petrolifero legato alla guerra dovesse rischiare di disancorare le aspettative di inflazione nell’Eurozona.

ULTIME NEWS SUI TITOLI

Ecco le azioni di Piazza Affari da tenere sotto osservazione oggi:

TERNA. Il consiglio di amministrazione del gruppo ha designato all’unanimità Pasqualino Monti come nuovo amministratore delegato e direttore generale della società.

ENI. Il gruppo energetico avrebbe affidato a Morgan Stanley il mandato per supportare la ricerca di capitali presso investitori internazionali come Apollo, Kkr e Stonepeak nell’ambito di una possibile valorizzazione degli asset legati al business del gas naturale liquefatto galleggiante. Secondo fonti vicine al dossier, l’operazione potrebbe garantire a Eni un incasso superiore al miliardo di euro.

RECORDATI. La società farmaceutica ha archiviato il primo trimestre con un utile netto rettificato pari a 188,1 milioni di euro, in crescita del 7,2%. L’Ebitda è salito del 5% a 283,6 milioni, con un margine del 39,7%. Il gruppo ha inoltre confermato gli obiettivi finanziari previsti per l’esercizio 2026.

AVIO. Il gruppo ha registrato nel primo trimestre un incremento del 19% sia dei ricavi sia dell’Ebitda, mentre il portafoglio ordini ha mostrato una lieve flessione del 2,3%. Confermata la guidance per l’intero esercizio. Nel corso della conference call il direttore finanziario ha aggiunto che la raccolta ordini del trimestre si è attestata intorno agli 80 milioni di euro.

INWIT. La società delle torri ha chiuso il primo trimestre con un utile netto di 81 milioni di euro, in calo dell’11,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Confermate sia la guidance per il 2026 sia le indicazioni di medio termine contenute nel baseline outlook.

AEFFE. Oxy Capital ha presentato una proposta preliminare non vincolante che il gruppo considera potenzialmente adeguata a sostenere il percorso di risanamento finanziario. Il piano prevede la cessione della quasi totalità delle attività di Aeffe a una o più società riconducibili a un consorzio di partner industriali e finanziari guidato dalla stessa Oxy, ancora in fase di definizione, con contestuale assunzione dell’intero passivo del gruppo. Un’eventuale offerta vincolante potrebbe essere sottoposta ai creditori nella prima parte di giugno, con l’obiettivo di ottenere l’omologazione entro ottobre 2026 e completare l’operazione entro fine anno.

FERRETTI. In vista dell’assemblea prevista domani, la componente cinese rafforza ulteriormente la propria presenza nel capitale del gruppo. Oltre all’azionista di controllo Weichai, anche Bank of China avrebbe incrementato la propria partecipazione avvicinandosi al 2%, mentre AdTech Advanced Technologies sarebbe salita al 2,8%, secondo quanto riportato da MF.

MFE-MEDIAFOREUROPE. La controllata ProSiebenSat.1 Media ha riportato nel primo trimestre un Ebitda pari a 44 milioni di euro, superiore ai 37 milioni indicati dal consensus elaborato dalla stessa società.

A livello internazionale sono da monitorare:

ANTHROPIC. La società specializzata in intelligenza artificiale avrebbe avviato colloqui preliminari con investitori per raccogliere almeno 30 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti. L’operazione potrebbe trasformarsi nel più grande round di raccolta mai realizzato dal gruppo.

SIEMENS. Il conglomerato industriale tedesco ha annunciato un piano di buyback fino a 6 miliardi di euro dopo aver registrato un aumento degli ordini nelle principali divisioni operative nonostante un contesto macroeconomico definito impegnativo.

SAMSUNG ELECTRONICS. Il gruppo sudcoreano e il sindacato dei lavoratori non sono riusciti a raggiungere un accordo salariale dell’ultima ora, aumentando il rischio di uno sciopero potenzialmente in grado di compromettere le attività operative dell’azienda.

CEREBRAS SYSTEMS. La società americana specializzata in chip per l’intelligenza artificiale starebbe indicando ai potenziali investitori la possibilità di fissare il prezzo della propria Ipo sopra il limite massimo della forchetta inizialmente comunicata al mercato.

ALIBABA, TENCENT. Gli investitori cinesi si preparano alla stagione delle trimestrali chiedendo segnali concreti sulla redditività dei massicci investimenti effettuati dai colossi tecnologici nel comparto dell’intelligenza artificiale. L’attenzione del mercato sarà concentrata soprattutto sui risultati che Alibaba e Tencent pubblicheranno nella giornata di oggi.

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